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creep
prologo al cominciamento di un molto rigido viaggio.


Diario


11 agosto 2009

E' stato scritto: "Il Napoli è lo stato d'animo della città".Ma pochi se ne ricordano.

A Napoli si sa, calcio e città sono un tutt’uno, un’unità indissolubile che lega la squadra e i suoi beniamini ai tifosi e ai sostenitori, in un vortice di identificazione sportiva che ha pochi eguali a livello addirittura planetario. Chi è stato allo stadio San Paolo almeno una volta può essersi fatto un’idea in merito. La città tutta vive lo spirito del famoso pallone di cuoio in maniera viscerale, incarnando perfettamente il concetto di rappresentazione sacra con il quale si suole definirlo. Camminando per le strade del centro storico, il turista può imbattersi con incredula meraviglia nell’altarino dedicato non a un santo, bensì a un (presunto) capello del più grande calciatore di tutti i tempi (almeno qui vi diranno sempre che è lui), Diego Armando Maradona. Il calcio, “o iuoco grande” ha un posto a sé, forse nello stesso stipetto dove si può trovare un san Gennaro. Arie diverse di un’isocrona devozione.


Seguendo la scia delle parole di Erri de Luca, il calcio qui riassume ancora il sostitutivo di una dignità abrogata, nonostante le sciatterie moderne, il rimpiazzo di una carezza fantasiosa al pallone con l’esigenza di una durezza fisica, più adatta all’atletismo dissanguante dei tempi moderni. Si dimentica tutto nei sogni dei numeri e nei giochi, nel gioco più grande che è quello del rettangolo verde di Fuorigrotta.


A Napoli è stato concesso di vendere il voto come merce, di investire un armatore alla carica di sindaco in cambio delle giocate di qualche grande campione. La passione conosce la più alta dose di pazienza. Ma in questi ultimi tempi si è proceduto sempre più strumentalizzandola e sfruttandola. Oltre a un consistente aumento degli abbonamenti, arrivati a superare quelli di alcune tra le più grandi squadre d’Italia, in una posizione di prestigio sportivo attualmente preminente rispetto al Napoli, abbiamo assistito anche alla presentazione della squadra su una nave da crociera con tanto d'arrivo in elicottero, lontano dagli sguardi dei tifosi e rivolta solo a mille invitati d’elite. Noi comuni mortali avremmo potuto vederla solo attraverso la televisione satellitare. Dulcis in fundo, le amichevoli estive del Napoli, che costituiscono il primo impatto con il pubblico e alimentano notevolmente la curiosità dei tifosi, erano disponibili sempre sulla televisione a pagamento, contribuendo con un costo aggiuntivo di 10 euro. In pratica, al di là dell’abbonamento, la visione della partita del Napoli, caso unico, si pagava a sé. Il tutto frutto di un accordo tra la Società Calcio Napoli e Sky. Com’è intuibile, la passione per il calcio ha fatto sì che il portafogli di migliaia di tifosi già abbonati si svuotasse ingiustamente.


Qualcuno potrebbe obiettare che è la logica del mercato, che un Presidente che ha speso quasi cinquanta milioni di euro per l’acquisto di nuovi calciatori ne ha ben donde di agire in tal modo, perché il calcio oggi non è che una branca dell’imprenditoria ed è evidente che chi investe denaro vuole ottenere un ricavo superiore. E Napoli, da questo punto di vista può garantirglielo. Tuttavia, credo che esistano dei limiti anche in questo calcio che ha ormai perso ogni attributo di sportività. I guadagni del Napoli sono già molto alti, e non era necessario spennare ulteriormente i tifosi con l’accordo della singola partita a pagamento, ben consci che pur di vederla, il napoletano avrebbe fatto carte false, perché è animato dalla passione per la sua squadra. Purtroppo, anche gli ultimi baluardi etici di un rapporto squadra-sostenitori che a Napoli ricalca un contorno fondamentale, rappresentando una delle componenti della città stessa, una sua essenza, sta andando in frantumi, in nome dell’avidità economica. Ringrazio il presidente De Laurentiis per Quagliarella, Cigarini e Zuniga, ma se ce li facesse anche ammirare senza patemi, sarebbe meglio.




permalink | inviato da creep il 11/8/2009 alle 20:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Voglio dirvi un grande segreto, mio caro:

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"Preferirei formulare la domanda così: perché si scrive? Tempo fa, quando ero giovane ascoltai Samuel Beckett rispondere: "Non mi rimane altro". Le risposte possibili sono tutte valide, ma con un punto interrogativo. Scriviamo perché temiamo la morte? Perché abbiamo paura di vivere? Perché abbiamo nostalgia dell'infanzia? Perché il passato è fuggito in fretta o perché vogliamo fermarlo? Scriviamo perché a causa della vecchiaia sentiamo nostalgia, rammarico? Perché vorremmo aver fatto una cosa e non l'abbiamo fatta o perché non dovremmo aver fatto qualcosa che abbiamo fatto e non avremmo dovuto? Perché stiamo qui e vogliamo stare lì e se stessimo lì non sarebbe stato meglio per noi restare qui? Come diceva Baudelaire: la vita è un ospedale dove ogni malato vuole cambiare letto. Uno crede che potrebbe guarire più in fretta se si trovasse accanto alla finestra e un altro pensa che starebbe meglio vicino al riscaldamento."

(Antonio Tabucchi)

"Comunque vada la tua scrittura, che sia gradita o ignota, difendine il diritto per chiunque. E se ti costerà, pagane allegro il prezzo, sei scrittore e hai responsabilità civile della libertà di pubblica parola.
Sento ripetere spesso nelle dispute la frase: "si vergogni". Lo faccio, mi vergogno ogni giorno e dovrei farlo più spesso. E' una buona misura di igiene personale, tiene i nervi in allerta, riordina i pensieri. Se mi capita di ricevere l'invito a vergognarmi, lo accolgo volentieri e auguro altrettanto. Fa bene vergognarsi. Ma non far passare liscia la frase che intima di tacere, negando il diritto di parola. Contrasta ovunque la censura, fai il bravo calzolaio e difendi il diritto di libero cammino. Sia questo il sacro per te: la libera parola scritta, detta, cantata, recitata, in ogni luogo pubblico."

(Erri de Luca)

 
"Compare Socrate influenzò Platone, che influenzò Aristotele, che non fu capito da Avicenna, secondo Averroè, che attaccò Al Ghazali, che influenzò Farid ad din 'Attar, che attaccò i filosofi greci. Io che sto diventando sabbia del deserto, ringrazio i venti che mi cambiano forma e punto di osservazione, un ideale perseguo, anacronistico e ridicolo: il miglioramento."
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"Così in America quando il sole va giù e io siedo sul vecchio diroccato molo sul fiume a guardare i lunghi, lunghissimi cieli sopra il New Jersey e avverto tutta quella terra nuda che si svolge in un'unica incredibile massa fino alla Costa Occidentale, e tutta quella strada che va, tutta la gente che sogna nell'immensità di essa, e so che nello Iowa a quell'ora i bambini stanno certo piangendo nella terra in cui lasciano piangere i bambini, e che stanotte usciranno le stelle, e non sapete che Dio è Winnie Pooh?, e la stella della sera deve star tramontando e spargendo il suo fioco scintillìo sulla prateria, il che avviene proprio prima dell'arrivo della notte completa che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge i picchi e rimbocca le ultime spiagge, e nessuno, nessuno sa quel che succederà di nessun altro se non il desolato stillicidio del diventar vecchi, allora penso a Dean Moriarty, penso persino al vecchio Dean Moriarty, il padre che mai trovammo, penso a Dean Moriarty."
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